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Vittime delle mafie, tra memoria e impegno

A Palermo veglia in Cattedrale con l'arcivescovo Lorefice. Don Pino Puglisi, don Peppe Diana e Rosario Livatino, testimoni di una Chiesa libera e liberatrice

 

Per non dimenticare

In occasione della XXVI Giornata della Memoria e dell’Impegno numerosi luoghi quest’anno accoglieranno la memoria delle vittime spesso poco note, delle mafie. I loro nomi verranno letti da rappresentanti delle istituzioni, della Chiesa locale, del mondo del volontariato e dell’associazionismo. Ogni nome racconterà una storia un percorso, una testimonianza di impegno, una vita recisa dalla violenza dell’uomo.

Dal 1996 ogni 21 marzo l’associazione Libera fondata da Don Luigi Ciotti promuove, infatti, la “Giornata della Memoria e dell’Impegno”. Un’occasione per non perdere la memoria delle vittime innocenti delle mafie attraverso la lettura dell’elenco dei loro nomi, il racconto delle loro storie e l’incontro con i loro familiari. Un modo per rinnovare una memoria collettiva tesa e per rilanciare l’impegno a contrastare la “cultura di morte” mafiosa, facendo ciascuno la propria parte, senza girare lo sguardo altrove, senza delegare altri.

Tutti chiamati a scegliere da che parte stare

Tra le vittime di mafia “punite” per il loro impegno a testimoniare operosamente il Vangelo, in particolare a Palermo si ricordano il Beato Giuseppe Puglisi (ucciso a Palermo il 15 settembre del 1993) e Don Giuseppe Diana (ucciso a Casal di Principe il 19 marzo del 1994).
In loro memoria, nella Chiesa Cattedrale questa sera si terrà una veglia di preghiera alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice.

Ed ecco tornare alla mente le parole di Papa Francesco pronunciate durante l’omelia della S. Messa da lui presieduta sul prato del Foro Italico il 15 settembre del 2018, proprio nel ricordo del Beato Puglisi. Disse il Papa: «Oggi siamo chiamati a scegliere da che parte stare: vivere per sé o donare la vita. Solo dando la vita si sconfigge il male. Un prezzo alto, ma solo così [si sconfigge il male]. Don Pino lo insegna: non viveva per farsi vedere, non viveva di appelli antimafia, e nemmeno si accontentava di non far nulla di male, ma seminava il bene, tanto bene. La sua sembrava una logica perdente, mentre pareva vincente la logica del portafoglio. Ma padre Pino aveva ragione: la logica del dio-denaro è sempre perdente. Guardiamoci dentro. Avere spinge sempre a volere: ho una cosa e subito ne voglio un’altra, e poi un’altra ancora e sempre di più, senza fine. Più hai, più vuoi: è una brutta dipendenza. È una brutta dipendenza. È come una droga. Chi si gonfia di cose scoppia. Chi ama, invece, ritrova sé stesso e scopre quanto è bello aiutare, quanto è bello servire; trova la gioia dentro e il sorriso fuori, come è stato per don Pino. Venticinque anni fa come oggi, quando morì nel giorno del suo compleanno, coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore, il quale disse “c’era una specie di luce in quel sorriso”. Padre Pino era inerme, ma il suo sorriso trasmetteva la forza di Dio: non un bagliore accecante, ma una luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore. È la luce dell’amore, del dono, del servizio. Abbiamo bisogno di tanti preti del sorriso. Abbiamo bisogno di cristiani del sorriso, non perché prendono le cose alla leggera, ma perché sono ricchi soltanto della gioia di Dio, perché credono nell’amore e vivono per servire. È dando la vita che si trova la gioia, perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr At 20,35). Allora vorrei chiedervi: volete vivere anche voi così? Volete dare la vita, senza aspettare che gli altri facciano il primo passo? Volete fare il bene senza aspettare il contraccambio, senza attendere che il mondo diventi migliore? Cari fratelli e sorelle, volete rischiare su questa strada, rischiare per il Signore? Don Pino, lui sì, lui sapeva che rischiava, ma sapeva soprattutto che il pericolo vero nella vita è non rischiare, è vivacchiare tra comodità, mezzucci e scorciatoie. Dio ci liberi dal vivere al ribasso, accontentandoci di mezze verità. Le mezze verità non saziano il cuore, non fanno del bene. Dio ci liberi da una vita piccola, che gira attorno ai “piccioli”. Ci liberi dal pensare che tutto va bene se a me va bene, e l’altro si arrangi. Ci liberi dal crederci giusti se non facciamo nulla per contrastare l’ingiustizia. Chi non fa nulla per contrastare l’ingiustizia non è un uomo o una donna giusto. Ci liberi dal crederci buoni solo perché non facciamo nulla di male. “È cosa buona – diceva S. Alberto Hurtado – non fare il male. Ma è cosa brutta non fare il bene”. Signore, donaci il desiderio di fare il bene; di cercare la verità detestando la falsità; di scegliere il sacrificio, non la pigrizia; l’amore, non l’odio; il perdono, non la vendetta».

Le parole dell’ Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

«Se oggi guardo avanti con fiducia ad una Sicilia liberata dalla cappa degli interessi e della violenza della mafiaha ricordato in un suo recente intervento pubblico l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice – e se sono qui a sperare in un futuro di pace, giustizia e dignità lo devo anche alla testimonianza di due sacerdoti e di un magistrato: alla testimonianza di don Pino Puglisi, con il quale ho condiviso alcune esperienze con i giovani, all’esempio di don Peppe Diana, ucciso a 36 anni dalla camorra e alla testimonianza offerta da Rosario Livatino, magistrato ucciso a 38 anni e profondamente cattolico. Da loro ho ricevuto la testimonianza che una Chiesa libera e liberatrice è una Chiesa che non cerca appoggi o privilegi dalle classi dirigenti, ma che confida solo nella potenza esaltante del Vangelo di Gesù Cristo. La Chiesa che Papa Francesco sta disegnando – ha concluso l’Arcivescovo – vuole partire dalla realtà, dalla concretezza. Una indicazione di rotta indicata anche dal suo primo viaggio apostolico a Lampedusa nel luglio 2013. Bisogna partire dagli esclusi, dagli scartati della società, dalla lotta alle ingiustizie».

I giovani protagonisti principali della manifestazione

A ricordare e riveder le stellecultura e memoriaè il tema che quest’anno accompagnerà la XXVI Giornata della Memoria e dell’Impegno organizzata non solo da Libera ma anche da Avviso Pubblico, in collaborazione con Rai Per il Sociale e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Pur nel rispetto delle normative di sicurezza imposte dall’emergenza sanitaria, per due giorni si snoderanno le iniziative che coinvolgeranno soprattutto i giovani.