Storia, identità nazionale e cultura italiana si intrecciano in una data: 17 marzo 1861. Il giorno della promulgazione della legge n. 4671 del Regno di Sardegna con la quale, a seguito alla seduta del 14 marzo dello stesso anno, la Camera dei Deputati approvava il progetto di legge del Senato del 26 febbraio 1861. In quella data Vittorio Emanuele II proclamò ufficialmente la nascita del Regno d’Italia, assumendone il titolo di re d’Italia per sé e per i suoi successori. 160 anni dopo la Repubblica Italiana celebra l’anniversario dell’Unità d’Italia e con esso la “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”.

Quello che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito “il coronamento del sogno risorgimentale” che “ha suggellato l’identità di Nazione, che trae origine dalla nostra storia più antica e dalla nostra cultura. Le generazioni che ci hanno preceduto, superando insieme i momenti più difficili, ci hanno donato un Paese libero, prospero e unito – ha detto Mattarella -. Rivolgo un deferente pensiero e l’omaggio di tutto il popolo italiano ai cittadini che hanno contribuito a costruire il nostro Paese”. Immancabile il riferimento del Capo dello Stato all’attuale pandemia che ha investito l’Italia e il mondo intero. “L’Italia, colpita duramente dall’emergenza sanitaria, ha dimostrato ancora una volta spirito di democrazia, di unità e di coesione. Nel distanziamento imposto dalle misure di contenimento della pandemia ci siamo ritrovati più vicini e consapevoli di appartenere a una comunità capace di risollevarsi dalle avversità e di rinnovarsi. La Repubblica, per scelta degli italiani, è la massima espressione dell’Unità nazionale e l’Inno e la Bandiera sono i simboli più cari e riconosciuti della nostra Patria – ha aggiunto Mattarella -. La celebrazione odierna ci esorta nuovamente a un impegno comune e condiviso, nel quadro del progetto europeo, per edificare un Paese più unito e solido, condizione necessaria per una rinnovata prosperità e uno sviluppo equo e sostenibile”.

Pucciarelli: “Tutti noi abbiamo il dovere, nei confronti dei nostri caduti, di mantenere alto l’onore di questo Paese”

Nonostante l’intera penisola sia sottoposta a stringenti misure restrittive per contenere il contagio da Coronavirus, numerose cerimonie si sono svolte in tutta Italia nel pieno rispetto delle norme anticovid. Stefania Pucciarelli, Sottosegretario di Stato alla Difesa, intervenendo a Genova, alla tomba di Giuseppe Mazzini di Staglieno, (nella foto a sinistra) ha sottolineato come questa celebrazione è “una iniezione di fiducia per l’intero Paese che oggi è chiamato ad affrontare questa emergenza sanitaria, la quale, senza lo stesso impegno e lo stesso spirito di sacrificio di allora, sarebbe difficile superare”. Oggi, ha aggiunto Pucciarelli “celebriamo anche la nostra sacra e amata Bandiera, il Tricolore. Con questa solenne cerimonia vogliamo ricordare quei valori per cui tanti Patrioti morirono nel lento processo di unificazione ed indipendenza della nostra Nazione. A loro, come a tutti i Caduti di ieri e di oggi che si sono sacrificati per il bene comune durante lo svolgimento del proprio servizio alla Nazione, va il nostro pensiero e tutta la nostra riconoscenza. Tutti noi abbiamo il dovere, nei confronti dei nostri caduti, di mantenere alto l’onore di questo Paese, difenderne il prestigio nei consessi internazionali e di essere protagonisti responsabili della Storia”. Un dovere che accomuna tutti gli italiani e in misura maggiore i servitori dello Stato. “A loro guardano tutti i cittadini che dagli uomini di Stato si aspettano: rettitudine, capacità decisionali, assunzione di responsabilità e iniziative, tali da poter far assumere alla nostra Nazione il ruolo che merita in ambito internazionale – ha sottolineato Pucciarelli -. Quelle stesse qualità e gli stessi valori che le Istituzioni e quanti appartengono alle Forze Armate stanno, in questi mesi, mettendo in campo per aiutare i cittadini ad uscire quanto prima da questa pandemia” .

Mulè: “Importante e doveroso stringersi attorno ai simboli dell’identità nazionale e dell’unità italiana”

A Roma il Sottosegretario di Stato alla Difesa Giorgio Mulè ha deposto una corona d’alloro presso il Pantheon, sulla tomba di Vittorio Emanuele II (nella foto a lato). Erano presenti il Prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, e il Generale di Corpo d’Armata Rosario Castellano, Comandante Militare della Capitale. “Nella Giornata dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera celebriamo 160 anni di storia: una storia fatta di vittorie, sacrifici, eroi e valori. Soprattutto in un periodo così difficile e tragico per il Paese è importante e doveroso stringersi attorno ai simboli dell’identità nazionale e dell’unità italiana. Buon compleanno Italia”, ha dichiarato Mulè a margine della cerimonia.

 

Le tappe dell’Unità d’Italia (Fonte: Ministero della Difesa)

Quel giorno 160 anni fa

“Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo
unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia.

Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861”.

Con queste parole che costituiscono parte del testo della legge n. 4671 del Regno di Sardegna aveva luogo la proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, facendo seguito alla seduta del 14 marzo 1861 in occasione della quale il Parlamento aveva votato il relativo disegno di legge.

Il 21 aprile 1861 quella legge diviene la prima del neocostituito Regno d’Italia. Quest’ultimo è il risultato di un percorso iniziato con un’Italia divisa in sette Stati, attraverso la 1^ guerra d’indipendenza (1848-49), la 2^ guerra d’indipendenza (1859- 1861) e la spedizione dei mille (1860) e conclusosi con la proclamazione di Vittorio Emanuele II Re d’Italia.

Il processo di unificazione continuò con la 3^ guerra d’indipendenza (1866), la seconda spedizione di Garibaldi verso Roma (1867) e l’annessione di Roma (1870). Con la 1^ guerra mondiale (1915-1918) si concluse il processo di unificazione nazionale che portò all’Italia dei giorni nostri.