“A sei anni di distanza la memoria di quei momenti resta ancora viva. Era la notte tra il 28 e il 29 dicembre 2014 quando dall’aeroporto di Grottaglie, a bordo di un elicottero, sono stato trasportato nel Canale di Otranto. La Norman Atlantic era in preda alle fiamme e completamente in balia delle onde. Abbandonata a se stessa. Io e i miei colleghi abbiamo messo piede sulla nave ancora in fiamme tramite l’utilizzo del verricello”. Così il capitano di vascello Domenico Spada, medico, tra coloro che presero parte alle operazioni di salvataggio con il team di soccorso della Marina Militare, ricorda il giorno in cui il traghetto con a bordo circa 500 persone stava vivendo una vera e propria tragedia.

Una notte a salvare passeggeri

“Le operazioni di soccorso sono subito partite grazie all’intervento di alcuni elicotteri della Marina Militare. I naufraghi venivano tratti in salvo attraverso il verricello e trasportati su Nave San Giorgio che operava in zona e coordinava le intere operazioni di soccorso. Lavorammo per tutta la notte e fino al giorno successivo – racconta l’ufficiale -. Solo quella notte sono state salvate almeno 150 persone. Per me un’esperienza intensa che resterà davvero irripetibile e indimenticabile”.

La corsa contro il tempo

Una tragedia scoppiata durante la navigazione della Norman Atlantic da Igoumenitsa (Grecia) ad Ancona. La nave si trova nel Canale d’Otranto, a circa 30 miglia dalla costa italiana. Le condizioni meteorologiche nella zona sono proibitive: mare in burrasca, onde di 6 metri e venti fino a 40 nodi (75 km/h). La macchina dei soccorsi scatta immediatamente. Si alzano in volo gli elicotteri della Marina Militare della base Aeromobili di Grottaglie. Prima di tutto occorre verificare la situazione in quella che in gergo viene definita “zona operazioni”.  Intanto gli EH-101 della base di Catania sono pronti al decollo. Scatta la corsa contro il tempo. La nave anfibia San Giorgio, in porto a Brindisi, richiama a bordo l’equipaggio. Molti di loro sono a casa per le festività natalizie. Poi ai posti di manovra e via alla massima velocità verso  il luogo in cui ci sono persone da salvare. Dalla base navale di Taranto salpa anche il cacciatorpediniere Durand de La Penne.

Una mobilitazione interforze

Dopo poche ore uomini e mezzi sono al lavoro per trarre in salvo i passeggeri. Per questo resta importante l’impiego della componente aerea, determinante per l’esito delle operazioni: dodici elicotteri, di cui 7 della Marina Militare, 2 del corpo delle Capitanerie di Porto e 3 dell’Aeronautica Militare, insieme a due aerei della Capitaneria di Porto e uno dell’Aeronautica Militare. Oltre al San Giorgio e al Durand de La Penne partecipano alle attività di soccorso anche tre motovedette della Guardia Costiera, 5 rimorchiatori civili e 9 navi mercantili. 

La testimonianza del capitano di fregata e pilota di elicottero Maurizio Albini

I momenti concitati del soccorso

“Quel giorno fui chiamato dallo Stato Maggiore della Marina in quanto la situazione al largo di Otranto stava precipitando – racconta il capitano di fregata e pilota di elicottero Maurizio Albini -. Le condizioni meteo stavano diventando davvero proibitive. Nel tardo pomeriggio fummo trasferiti alla base di Grottaglie. Decollai poco dopo la mezzanotte dove mi trovai in questa scena a dir poco apocalittica: quando arrivai sul posto si vedevano ancora le esplosioni e le fiamme che fuoriuscivano dalla fusoliera della nave – ricorda l’ufficiale pilota -. Dopo una serie di tentativi siamo riusciti a capire dove poter effettuare l’avvicinamento nel migliore dei modi”.

Oltre la coltre di fumo e le fiamme

“C’era una notevole presenza di fumo e questo ci impediva di osservare al meglio la scena delle operazioni. Tuttavia, grazie anche alla presenza del personale che precedentemente, con il verricello, era stato lasciato a bordo della nave in fiamme durante le ore diurne, siamo riusciti a coordinare l’inizio delle operazioni. Inizialmente abbiamo preso a bordo cinque-sei persone per elicottero – dice Albini -. Poi man mano che si prendeva confidenza con la situazione siamo arrivati a prendere a bordo dodici-tredici persone”. I tre elicotteri della Marina, tra i quali quello del comandante Albini, quella notte trassero in salvo ben 150 persone.

Il ruolo decisivo della nave anfibia San Giorgio

In tutta l’operazione di salvataggio un punto di forza decisivo fu l’impiego della nave anfibia San Giorgio, sede del comando, coordinamento e controllo dell’attività. A bordo del San Giorgio si trovava infatti lo staff del 3° Gruppo Navale, al comando del contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo.  Il “San Giorgio” mettendo a disposizione il suo ponte di volo diede la possibilità agli elicotteri di fare la spola dalla Norman Atlantic fino al ponte di volo senza sosta. Gli appontaggi degli elicotteri EH-101, capaci di trasbordare fino a venti naufraghi alla volta, proseguirono ininterrottamente, durante la notte e nonostante le condizioni meteorologiche estreme. Gli elicotteri in quella circostanza compirono complessivamente 149 ore di volo mentre il trasbordo dei naufraghi dal traghetto si concluse alle 14.45 del 29 dicembre, quando iniziò la fase successiva, ossia la presa a rimorchio della nave in fiamme, per il trasferimento nel porto di Brindisi.

Interventi via cielo e via mare, l’unione che ha fatto la forza

Il successo dell’operazione è dipeso in gran parte dall’azione di due componenti fondamentali della Marina, quella aerea e quella navale, unitamente ai mezzi del corpo delle Capitanerie di Porto e dell’Aeronautica. Altro punto di forza il trasbordo sul traghetto, fin dalle fasi iniziali dell’intervento, tramite elicottero, di due aero soccorritori dell’Aeronautica, seguiti da un team di soccorso della Marina, con un pilota, un medico e un operatore sanitario – spiegano le fonti ufficiali relative a quella notte -. Ciò ha permesso di mantenere un contatto diretto, grazie a un telefono satellitare, una visione effettiva e tempestiva di quello che succedeva a bordo della nave in fiamme. La Marina ha concluso il suo intervento, la sera del 30 dicembre 2014, quando nave San Giorgio è giunta nel porto di Brindisi dove, in condizioni meteorologiche proibitive per la temperatura prossima allo zero, con neve e vento forte, ha ormeggiato. A bordo aveva 215 naufraghi della Norman Atlantic di cui 184 recuperati direttamente e 31 trasbordati da nave Durand de La Penne”. (vi.gri)

Per approfondire

Il link alla pagina del sito della Marina Militare: https://www.marina.difesa.it/media-cultura/Notiziario-online/Pagine/20151228_NormanAtlantic.aspx)