“Un appello perché cessino le violenze, sia salvaguardata la vita, in particolare dei civili, e le popolazioni possano ritrovare la pace”. A rivolgerlo a favore dell’Etiopia è il Papa. “Il Santo Padre – dichiara il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni – segue le notizie che giungono dall’Etiopia, dove da alcune settimane è in corso uno scontro militare, che interessa la Regione del Tigray e le zone circostanti. A causa delle violenze, centinaia di civili sono morti e decine di migliaia di persone sono costrette a fuggire dalle proprie case verso il Sudan”. Durante l’Angelus dello scorso 8 novembre – ricorda il portavoce vaticano – Papa Francesco, riferendosi al conflitto in corso in Etiopia, aveva detto: “Mentre esorto a respingere la tentazione dello scontro armato, invito tutti alla preghiera e al rispetto fraterno, al dialogo e alla ricomposizione pacifica delle discordie”. “Gli scontri, che si sono intensificati di giorno in giorno, stanno già provocando una grave situazione umanitaria”, prosegue Bruni: “Il Santo Padre, nell’invitare alla preghiera per questo Paese, rivolge alle parti in conflitto un appello perché cessino le violenze, sia salvaguardata la vita, in particolare dei civili, e le popolazioni possano ritrovare la pace”.

Le tensioni sono presenti nella regione del Tigray dall’inizio di novembre 2020. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed nel giorno in cui Papa Francesco ha fatto appello al cessate il fuoco, ha nuovamente escluso il dialogo con i leader della regione del Tigray
durante un incontro con tre inviati speciali dell’Unione africana, dicendosi però disposto a parlare con i rappresentanti “che operano nel rispetto della legge”. A mediare per la fine del conflitto sono arrivati in Etiopia l’ex presidente liberiano Ellen Johnson Sirleaf, l’ex presidente del Mozambico Joaquim Chissano e l’ex presidente sudafricano Kgalema Motlanthe. Ahmed ha apprezzato la “preoccupazione” degli inviati dell’Ua,
respingendo le “interferenze” internazionali.