Sembra una sfida all’O.K. Corral ma al momento senza sparatorie quella tra l’aspirante alla presidenza Usa Joe Biden e Donald Trump. Nonostante i sondaggi suggeriscano che avrebbe battuto il presidente, il candidato democratico si trova a vivere una gara serrata. Per tutta la notte tra il 3 e il 4 novembre analisti, esperti e giornalisti hanno messo sotto la lente di ingrandimento una tornata elettorale che sicuramente entrerà nella storia proprio per il momento sociale e politico non solo degli Stati Uniti, ma di tutto il mondo per via della pandemia che resta il nemico numero uno da vincere.

“Mentre aspettiamo che gli ultimi stati proclamino il vincitore per sapere chi sarà il nuovo Presidente Usa o il nuovo vecchio Presidente Usa, se Trump dovesse infine farcela, due considerazioni dopo questa lunghissima, a tratti estenuante nottata elettorale, mattinata elettorale qui in Europa possiamo farle: innanzitutto i sondaggi. Abbiamo iniziato a seguire le elezioni pensando che Biden avrebbe vinto e avrebbe fatto una cavalcata quasi senza ostacoli. La realtà dei fatti è stata completamente diversa – spiega Edoardo Bressanelli, docente di Scienze Politiche e Internazionali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -. Qualsiasi sia il vincitore finale la riflessione della comunità dei sondaggisti e degli analisti va fatta. Ancora una volta, come già nel 2016 non sono stati affidabili. La seconda considerazione – aggiunge Bressanelli – riguarda Trump e la sua leadership carismatica e riguarda la sua capacità di essere in linea con l’umore profondo dell’America. Ecco, spesso Trump è descritto in maniera forse un po’ semplice e un po’ stereotipata dai media internazionali. Dovremmo invece interrogarci su cosa porta Trump così in linea con gli umori profondi dell’opinione pubblica americana e questo vale anche se Trump perdesse le elezioni”.

Vincenzo Grienti