Il 29 ottobre 2020 intorno alle 9, nei pressi della cattedrale di Notre Dam nel centro di Nizza, due persone sono state uccise e sgozzate. Una terza è riuscita a scappare ma è morta in seguito. L’aggressore, un tunisino di 21 anni, avrebbe gridato Allahu akbar. Fermato dalla polizia, ferito e trasportato in ospedale, è stato ricoverato in terapia intensiva. La notizia del brutale accoltellamento ha scosso la Francia e tutto il mondo occidentale.

Il commento dell’ISPI

Matteo Pugliese, Ricercatore Associato ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, commenta i drammatici fatti accaduti a Nizza, nell’ambito del Festival della Diplomazia che si conclude domani a Roma.

Altri due episodi ad Avignone e al consolato francese di Jeddah

In particolare, il ricercatore mette in relazione la tragedia di Nizza con altri due episodi accaduti lo stesso giorno. Il primo si riferisce a quanto accaduto intorno alle 10 del mattino nella città francese di Avignone, quando un uomo con una pistola minaccia alcuni passanti e poi, intercettato per strada dalla polizia, viene ucciso. “Al momento questo caso non sembrerebbe essere trattato come un attacco terroristico, ma le indagini sono ancora in corso” commenta lo studioso. “La stessa mattina una guardia di sicurezza del consolato francese di Jeddah, in Arabia Saudita, è stata ferita da un uomo saudita che è stato poi arrestato dalla polizia locale” aggiunge Pugliese.

Sale la tensione tra Macron ed Erdogan

“Negli ultimi giorni si è intensificato un acceso dibattito che è degenerato in insulti tra il presidente francese ed Emmanuel Macron e il presidente turco Erdogan. Quest’ultimo avrebbe affermato che in Francia i musulmani sono vittime dell’islamofobia” spiega il ricecatore. Ad aggiungere ulteriore benzina sul fuoco, il giornale satirico Charlie Hebdo che “ha pubblicato un fumetto del presidente Turco che ha contribuito all’escalation del dibattito. Mentre il primo ministro pakistano Imran Khan ha anche lui attaccato Macron. Questi attacchi seguono la decapitazione dell’insegnante Samuel Paty che è avvenuta nella periferia di Parigi il 16 ottobre. L’attacco terroristico è stato compiuto da un 18enne ceceno che si è radicalizzato e ha deciso di agire dopo che i genitori avrebbero chiesto alla scuola di punire l’insegnante che ha mostrato le vignette del profeta durante un corso sulla libertà di espressione”.

Tra radicalismo e islamofobia

Pugliese ricorda poi che “il governo francese ha sciolto l’ONG islamista Baraka City con scopi umanitari. L’ONG in passato avrebbe ricevuto denaro da due terroristi, nel 2015 e nel 2016, compreso un membro degli attacchi al Bataclan. Secondo le autorità francesi, questa associazione e altre reti salafiste sosterrebbero visioni radicali della società e non condannerebbero la violenza. Al contrario, alcuni musulmani denunciano l’islamofobia in Francia”.

Le giustificazioni ideologiche al terrorismo

Il presidente Macron ha anche lanciato una campagna contro il “separatismo islamista” per difendere la libertà di espressione e la natura secolare dello Stato. “Macron crede che la società è minacciata da un sistema parallelo creato dall’Islam radicale che non riconosce le istituzioni nazionali e i principi democratici. Egli inoltre crede che finché l’Islam politico perseguirà la sua agenda radicale offrirà una giustificazione ideologia al terrorismo” spiega lo studioso.

La Francia, il Paese UE più colpito

La Francia non è solo il paese dell’UE con il maggior numero di attacchi terroristici jiadisti, ben 42 tra il 2014 e il 2018, ma anche il Paese con il maggior numero di sospetti arrestati per terrorismo di matrice jihadista nello stesso periodo. Ben 1.640 persone. “Questa situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente probabilmente con nuovi attacchi terroristici e una ulteriore polarizzazione sociale” conclude Pugliese.