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Lavorare per il Terzo Reich

A Rovigo un convegno sugli uomini e le donne impiegati come manodopera coatta in Germania

Deportazione, internamento e lavoro coatto di civili italiani per l’economia di guerra tedesca. Una pagina di storia poco conosciuta che è diventata un progetto dal titolo “Lavorare per il Reich”. Obiettivo, far conoscere la storia di uomini e donne che dal 1943 al 1945 furono impiegati come manodopera coatta per l’economia di guerra della Germania hitleriana. Nei venti mesi tra l’8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945, infatti, l’Italia occupata diventa una delle ultime aree sotto controllo nazionalsocialista da cui prelevare manodopera.

L’Italia, base privilegiata per alimentare il potere tedesco

Per la sua posizione geografica di ponte tra la penisola e la sfera di potere tedesca, in particolare il Triveneto (Veneto propriamente detto, Trentino-Sudtirolo, Friuli-Venezia Giulia) gioca un ruolo molto importante. Da Verona passavano linee di comunicazione cruciali e vi si insediarono istanze germaniche chiave, civili, militari, di polizia. Trento, Bolzano e Belluno, Trieste, Gorizia e Udine furono sottratte all’amministrazione di Salò ed amministrate direttamente da autorità tedesche.

Il seminario di Rovigo e un volume per portare alla luce fonti archivistiche di grande valore storico

Diversamente che in altre regioni, nel Triveneto questo aspetto dell’occupazione è stato solo in parte preso in esame. Per approfondirne gli aspetti e le specificità, puntando a diffonderne la conoscenza, a Rovigo si tiene oggi e domani un seminario, promosso dalla Fondazione Memoria per il Futuro in tutt’uno con l’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento. Una iniziativa che rientra nel progetto “Lavorare per il Reich”.

L’impegno editoriale

Nel corso dei lavori verrà presentato il volume Lavorare per il Reich. Fonti archivistiche per lo studio del prelievo di manodopera per la Germania durante la Repubblica sociale italiana (Roma, Novalogos) curato da Giovanna D’Amico, Irene Guerini e Brunello Mantelli.

Una lacuna, nella storia d’Italia della Seconda Guerra mondiale, finalmente colmata

Un volume che si aggiunge a Tante braccia per il Reich! edito da Mursia e a cura dello storico Brunello Mantelli. Si tratta del primo studio organico su dinamiche e modalità del prelievo coatto di lavoratori dall’Italia e del loro utilizzo oltre Brennero nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, a cui gli apparati del fascismo di Salò diedero un notevole contributo. Nei due tomi viene analizzato il modus operandi degli occupanti tedeschi e dei loro collaboratori fascisti repubblicani nel mettere le mani con la forza su lavoratori dell’industria, dell’agricoltura e di ogni altro settore purché utili allo sforzo bellico del Terzo Reich. Lavoratori civili raccolti attraverso precettazioni, arresti, retate urbane, rastrellamenti nelle zone di campagna, prelievi indiscriminati negli istituti di pena. Una ricerca monumentale che colma una lacuna sulla storia dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.

Dal contesto agli approfondimenti sui detenuti

Nel primo tomo viene delineato il contesto europeo, il reclutamento di lavoratori dal Torinese, da Genova e provincia, dal Milanese, dal litorale adriatico, dall’Emilia e dall’Imolese. Nel secondo tomo si affronta il reclutamento di lavoratori dalla Toscana, dalle Marche, dall’Umbria, da Roma e dal Lazio, e un approfondimento sui detenuti italiani mandati nell’industria chimica del Terzo Reich.

Dagli archivi impolverati alla divulgazione on-line

Ma c’è di più. Nel progetto si inserisce il portale www.lavorareperilreich.it, “un moderno  strumento, utile per ricostruire questa pagina di storia attraverso le microstorie di chi l’ha vissuta” spiega la professoressa Rosina Zucco, che interverrà proprio al seminario di Rovigo per illustrare l’importanza della banca dati on line. “Organizzata  in modo da poter rintracciare facilmente, rapidamente e selettivamente i dati anagrafici e biografici di migliaia di persone, il portale aiuta a dare loro un nome e possibilmente anche un volto. Si tratta di un data base di alto potenziale, progettato su approvazione del Comitato storico-scientifico anche avvalendosi dell’esperienza della consociata ANRP per gli Internati Militari Italiani, predisposto per registrare il maggior numero di dati possibili dedotti dalle fonti d’archivio“.