Luciano Zani: “Furono costretti a lavorare in condizioni disumane

“All’indomani dell’8 settembre 1943 si è parlato molto degli Internati militari italiani che furono deportati in Germania. Si sa poco invece dei civili – spiega lo storico dell’Università La Sapienza di Roma Luciano Zani -. Eppure decine di migliaia di civili furono rastrellati, razziati e deportati in Germania e costretti a lavorare in condizioni terribili e disumani insieme a quei lavoratori italiani che già dal 1938 si trovavano volontariamente in Germania in nome dell’alleanza italo-tedesca. Nessuno di loro poté rientrare in patria e furono sfruttati per il Reich fino alla fine della guerra”.

Un tema, questo, su cui la Fondazione Memoria per il Futuro insieme all’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari ha promosso un progetto dal titolo “Lavorare per il Reich”. Di recente “abbiamo già pubblicato con Mursia due volumi dal titolo Tante braccia per il Reich! E stiamo costruendo un portale con le biografie di questi civili, uomini e donne, e abbiamo anche pubblicato con Novalogos un repertorio delle fonti archivistiche italiane e tedesche per questa ricerca. Con il seminario di Rovigo e con altre iniziative approfondiremo la situazione della cattura e della deportazione dei civili in aree locali e in area Veneta e in area nord orientale”.

Brunello Mantelli: “Importante inquadrare ciò che accadde dal 1943 al 1945”

Centinaia di migliaia di lavoratori italiani, infatti, erano già stati inviati in Germania come forza lavoro fin dal 1938, “quando l’Italia monarchicofascista era alleata, in realtà già subalterna, di Hitler. Il reclutamento divenne forzato nei venti mesi di occupazione tedesca del nostro Paese” spiega lo storico Brunello Mantelli che per l’editrice Mursia ha curato Tante braccia per il Reich!, il primo studio organico sulle dinamiche e sulle modalità del prelievo coatto di lavoratori dall’Italia e del loro utilizzo oltre Brennero nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, a cui gli apparati del fascismo di Salò diedero un notevole contributo.

Quello del lavoro coatto nei campi e nelle officine della Germania di Hitler si inserisce tra i pilastri fondativi della memoria della Repubblica, accanto alla Resistenza, alla deportazione politica, alla deportazione ebraica, all’internamento militare, alla prigionia di guerra” aggiunge Mantelli che aprirà la prima sessione dei lavori del seminario di Rovigo del 16 e 17 ottobre 2020. “È importante inquadrare ciò che accade nei venti mesi dell’occupazione, della Resistenza e della Repubblica di Salò perché rappresenta un tassello di un discorso più generale – riflette Mantelli -. In prospettiva occorrerà intrecciare l’esperienza che i lavoratori veneti e venete fecero prima, nel periodo dell’alleanza con la Germania, con quello che invece accade dopo”. Importanti al riguardo sono le fonti archivistiche.

Un approfondito studio di queste ultime è stato pubblicato, sostenuto dalla Fondazione Pescarabruzzo, nel volume  Lavorare per il Reich. Fonti archivistiche per lo studio del prelievo di manodopera per la Germania durante la Repubblica Sociale Italiana, a cura di Giovanna D’Amico, Irene Guerrini, Brunello Mantelli, Ed. Novalogos, 2020.

Rosina Zucco: “Un portale per recuperare la memoria e le biografie dei deportati civili”

Il portale www.lavorareperilreich.it è un moderno strumento, utile per ricostruire questa pagina di storia attraverso le microstorie di chi l’ha vissuta“. Così Rosina Zucco dell’Anrp che a Rovigo illustrerà la banca dati on line. “Essa è organizzata  in modo da poter rintracciare facilmente, rapidamente e selettivamente i dati anagrafici e biografici di migliaia di persone, dare loro un nome e possibilmente anche un volto. Si tratta di un data base di alto potenziale, progettato su approvazione del Comitato storico-scientifico anche avvalendosi dell’esperienza della consociata ANRP per gli Internati Militari Italiani, predisposto per registrare il maggior numero di dati possibili dedotti dalle fonti d’archivio”.

In ciascuna scheda, quando possibile, sono  inserite foto per dare un volto ai nomi e, ove conosciute, documentazioni, note, nonché altre specifiche indicazioni sulle fonti. Nella pagina di consultazione è stata inserita un’area download che permette ai visitatori di scaricare la scheda completa del nominativo ricercato. “Sulla home page del sito web – aggiunge Zucco – è stato attivato un link per dare la possibilità agli utenti di inviare, tramite e-mail, tutto il materiale cartaceo, fotografico, video in loro possesso per far sì che ognuno possa contribuire ad arricchire il database con il proprio patrimonio storico, culturale”.