Dalla Repubblica Democratica del Congo al Togo, dalla Repubblica Centrafricana alle Filippine, dallo Sri Lanka al Camerun all’India, ottobre è il mese della riapertura delle scuole dopo il lungo lockdown dovuto alla pandemia. Così, mentre in Italia dirigenti scolastici e insegnanti oramai da un mese sono alle prese con il distanziamento sociale tra i banchi, nei Paesi del Sud del mondo la doppia battaglia contro la povertà e contro il virus rientra nelle aule scolastiche, solo in questi giorni. 

L’educazione dei giovani, la grande sfida per i Sud del Mondo

Per i Paesi più poveri del Sud del Mondo, la sfida ad occuparsi dell’educazione dei giovani in questo momento di crisi globale richiede una risposta urgente, perché la riapertura delle scuole rappresenta una vera emergenza umanitaria – spiega a Venti4Magazine don Robert Kasereka presidente di Opam, Opera di Promozione dell’Alfabetizzazione nel Mondo. Lì dove possedere un libro di testo personale è un lusso e la didattica a distanza è impossibile, lì dove la miseria accresciuta dal lockdown ha vertiginosamente fatto aumentare il numero di bambini di strada e lavoratori, bisogna intervenire immediatamente per riportare a scuola tutti e restituire l’infanzia a tanti bambini e il futuro a tante popolazioni”. Un appello a gran voce, quello di don Robert, che fa eco alle richieste di aiuto che arrivano all’Opam direttamente dai Paesi del Sud.

Padre Wilela: aiutateci a riportare a scuola 75 bambine poverissime di Mungombe (R.D.C.)

A chiedere aiuto dall’est della Repubblica Democratica del Congo è padre Patient Wilela, coordinatore delle Opere Missionarie della Diocesi di Uvira, nell’inferno del Sud Kivu: “Carissimi ci rivolgiamo a voi perché abbiamo bisogno urgente del vostro aiuto – scrive il sacerdote -. La pandemia di Covid-19 ha aggravato le già drammatiche condizioni della nostra popolazione. Oggi riapriranno le scuole, molte delle quali a carico della Diocesi e siamo preoccupati perché, senza un sostegno economico, non abbiamo le risorse per far fronte a tutte le spese. Molti saranno i bambini, e soprattutto le bambine che non potranno venire a scuola perché le famiglie non sono in grado di dare neanche il minimo contributo richiesto. Desideriamo dunque presentarvi una piccola richiesta per assicurare la fornitura scolastica come zainetti, materiali di cancelleria e uniformi per permettere a 75 bambine poverissime della Scuola Primaria di Mungombe, che è un villaggio a 135 Km da Uvira, di tornare a scuola“.

Bambini di Kinshasa, una città nella città

Oggi è stato il primo giorno di scuola anche a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Una megalopoli di oltre 12 milioni di abitanti, in maggioranza giovani e bambini. Qui, gran parte delle scuole sono affidate dal governo alla chiesa cattolica (circa il 60%) e ad altre confessioni religiose. Oltre a queste scuole convenzionate, a causa della pessima qualità dell’insegnamento delle scuole governative, fioriscono numerosi istituti privati, inaccessibili però a gran parte della popolazione che vive sotto la soglia di povertà. Una circostanza che incrementa il numero di bambini e ragazzi di strada, che costituiscono una vera e propria città nella città.

Una nuova aula per gli alunni delle Suore Serve di Maria di Boma (R.D.C.)

Il sovraffollamento per la mancanza di strutture e l’impossibilità di sostenere gli stipendi di più insegnanti rischiano di ostacolare drammaticamente la ripresa del funzionamento di molte scuole – scrive all’Opam Suor Esperance Kibinda Muanda, responsabile di un progetto educativo cattolico a Kinshasa -. L’educazione per noi Suore Serve di Maria di Boma è da sempre una priorità. A Kinshasa ci occupiamo dell’educazione dei ragazzi di due quartieri periferici molto poveri. In particolare abbiamo una scuola al confine fra i comuni di Kisenso e Matete, l’Istituto Scolastico ‘Grace Divine’, che al momento assicura l’intero ciclo di scuola materna e le prime quattro classi di scuola primaria per un totale di 450 alunni”.

Più spazio per garantire il distanziamento

“La scuola sta crescendo insieme con il numero dei ragazzi che la frequentano ed è diventato urgente costruire nuove aule per garantire l’intero ciclo primario che, secondo la recente riforma, arriva fino alla settima classe”. Per costruire un’aula e arredarla “occorrono 11.700 euro – spiega la religiosa -. La comunità locale può contribuire con un importo di 700 euro. Ci rivolgiamo con fiducia a voi e chiediamo il vostro aiuto per iniziare l’ampliamento della nostra scuola che la recente pandemia ha reso ancora più urgente”.

Lolo (R.D.C.), 30 giugno 2020: si festeggia la fine del lockdown con l’inaugurazione della nuova scuola

Grazie all’aiuto dell’Opam anche i piccoli di Lolo, sempre nella Repubblica Democratica del Congo, dopo il pesante lockdown, hanno ripreso a frequentare la scuola materna ‘Boboto’ in una scuola vera e tutta per loro. “Il finanziamento era arrivato subito dopo l’inizio del lockdown. Purtroppo il budget previsto è triplicato a causa della pandemia ma comunque sono state costruite le tre aule previste, tranne l’ufficio della direttrice. Il 30 giugno 2020, data dell’indipendenza della R.D.C. anche la scuola ‘Boboto’ ha ottenuto la sua indipendenza. L’edificio ha cambiato completamente il volto del paese. La comunità locale si è impegnata producendo i mattoni e fornendo i pasti agli operai del cantiere. Ed ecco il risultato ottenuto in tempi record”, racconta Suor Esther Nenge, direttrice della scuola.

Togo, domani tutti in classe. Ma serve un sostegno per la mensa

Una richiesta importante di aiuto arriva anche dal Togo dove le suore Mariste nei 22 anni di presenza nella Diocesi di Sokodé, hanno avviato diverse scuole per assicurare un’educazione di qualità ai bambini delle famiglie più povere, senza distinzione di etnia e religione. Fra queste c’è l’Istituto Pietro Micossi di Tchébébé che accoglie oggi 620 alunni dalla scuola dell’infanzia al liceo. La direttrice della scuola, Suor Julienne Bassoliwena, e Suor Rita Avesani, missionaria veronese da molti anni in questa missione, denunciano che “dopo la chiusura a causa della pandemia la scuola ha riaperto a settembre per permettere agli alunni delle classi terminali di sostenere gli esami di diploma. Il 23 ottobre la scuola riaprirà per tutti, ma con notevoli difficoltà”.

In difficoltà soprattutto gli alunni più grandi

“La crisi economica conseguente alla pandemia ha aggravato la miseria della nostra gente. Ci sono famiglie che non riescono neppure a garantire un’alimentazione adeguata ai loro bambini. Assicurare un pasto completo a scuola per questi piccoli è urgente, sia per arginare la malnutrizione e le sue conseguenze, sia per favorire il loro reinserimento scolastico. Finora siamo riusciti a trovare un sostegno per la mensa della scuola materna, mentre non abbiamo fondi per gli alunni della primaria e per i più grandi. Ci rivolgiamo a voi con fiducia per assicurare la refezione almeno a 100 bambini della scuola primaria. Il costo di ogni pasto è di 0,40 euro, per un totale di 7.200 euro per l’intero anno scolastico”. “Non lasciateci soli” è l’appello delle due suore.

Camerun, il miracolo dell’amore di suor Luise

Da Moudal, villaggio nell’estremo nord del Camerun, arriva invece la testimonianza di Suor Marie Luise Bounong, suora orsolina con la quale l’Opam collabora da tempo. Qui, dove la progressiva desertificazione e le violenze jaidiste stanno seminando miseria e morte, suor Marie Luise racconta di una scuola che grazie al sostegno dell’Opam ha portato a termine la costruzione e l’arredo delle classi assicurando uno stipendio dignitoso agli insegnanti. “Tutto questo ha contribuito a migliorare la qualità dell’insegnamento e a far comprendere alle famiglie l’importanza dell’istruzione per i loro figli. I genitori adesso sono più motivati a partecipare agli incontri organizzati dalla scuola e, malgrado la loro povertà, desiderano contribuire come possono alle spese scolastiche“.

India: didattica in presenza e a distanza, ma i costi sono enormi

La pandemia ha messo in ginocchio anche le scuole dell’India. Come racconta padre Elango Arulanandam, direttore del Settore Sviluppo della Provincia dei Gesuiti dell’Andhra Pradesh “la situazione per il Covid-19 qui in India ha assunto dimensioni impressionanti con migliaia di morti e i numeri dei contagi che continuano a salire, giorno dopo giorno. Inoltre la crisi economica sta aggravando drammaticamente le immense
disparità sociali esistenti e quelli che non muoiono per il coronavirus rischiano di morire di fame e di altre malattie”.

Con gli ostelli chiusi a causa del Covid-19 tutto diventa più difficile

“Le scuole hanno riaperto con immense difficoltà il 21 settembre, e, per motivi di distanziamento, ci è stato imposto di alternare per gruppi le lezioni in presenza e le lezioni on line. I costi per dare gli strumenti necessari a tutti, però, sono enormi. Le famiglie di lavoratori migranti non hanno potuto lavorare con conseguenze catastrofiche. Inoltre, i bambini non possono risiedere negli ostelli che al momento non possiamo riaprire”. All’Opam padre Elango chiede un aiuto “per mantenere agli studi almeno 40 bambini per un anno, con un contributo di 225 euro per ogni bambino della ”St. Xavier’s High School”.

Filippine, le famiglie interrompono lo studio ai figli in attesa della scuola ‘normale’

Anche nelle Filippine, il nuovo anno scolastico procede a distanza, ciascuno nelle proprie case. Come racconta Suor Rosanna Favero, “a seconda dei luoghi e delle risorse locali, applichiamo la didattica a distanza online, oppure distribuiamo periodicamente agli studenti moduli didattici elaborati seguendo le indicazioni del Ministero dell’istruzione, in forma cartacea o tramite video o power point, a seconda dei mezzi a disposizione dei ragazzi”. Un compito davvero difficile in un contesto reso ancora più complicato dalla povertà molto diffusa nel Paese. Qui, infatti, un buon numero di genitori ha deciso di interrompere lo studio dei figli in attesa che riprenda la scuola ‘normale’.

Coraggio e speranza nonostante il numero dei contagi peggiora di giorno in giorno

Da parte nostra incoraggiamo a continuare assicurando sostegno nei modi in cui ci sarà possibile, nei villaggi dove arriva internet saranno forniti dei computer e tablet per uso comune, nei villaggi remoti faremo arrivare il materiale di studio stampato che sarà consegnato dalla scuola a nostri collaboratori. È stato preparato anche un kit anti Covid con disinfettanti, mascherine, medicinali e istruzioni per prevenire il contagio. Oltre alla retta scolastica però quest’anno è richiesto anche il contributo per il servizio internet, per il noleggio di laptop, tablet o per la stampa dei moduli”, spiega Suor Rosanna, mentre la situazione a Mindoro peggiora di giorno in giorno a causa dei contagi.

Sri Lanka, piccoli gesti per fermare l’abbandono scolastico

“Grazie all’Opam abbiamo potuto migliorare l’arredo delle classi con lavagne, banchi, cattedre e scaffali e fornire tutto il materiale scolastico necessario ad ogni alunno. Aver annullato i costi del materiale scolastico e migliorato le condizioni delle aule, siamo certi che fermerà l’abbandono scolastico che normalmente si verificava dopo il primo mese di scuola da parte degli alunni più poveri” spiega padre Samuel Yohannes Vaharai del settore educativo del Vicariato Apostolico di Jimma Bonga nello Sri Lanka.

Un segno di speranza nel villaggio delle vedove

Anche il vescovo di Batticaloa, nello Sri Lanka, monsignor Joseph Ponniah, ringrazia l’Opam per la scuola materna “St. Peter” per i bambini del villaggio di Vaharai, una delle parrocchie più povere della diocesi. “A Vaharai risiedono 7.165 famiglie con un elevato numero di orfani – spiega il vescovo -. Fra loro 1.226 vedove e molte sono mogli di emigrati che crescono da sole i propri figli. Per i bambini di Vaharai la possibilità di frequentare la scuola materna è importantissima. Infatti permette alle mamme o a chi si prende cura di loro di andare a lavorare. Ma soprattutto inserire questi bambini precocemente a scuola favorisce il proseguimento dell’iter scolastico proteggendoli dal lavoro minorile e dalla condanna a restare analfabeti”, sottolinea monsignor Ponniah.

Don Robert Kasereka: imparare a danzare sotto la pioggia per sconfiggere il virus dell’indifferenza e dell’egoismo

Una responsabilità davvero grande per l’Opam, che riesce a rispondere a queste ed altre richieste nella misura in cui è sostenuta da quanti di buona volontà scelgono di diventare donatori e sostenitori. “La lezione più importante che siamo chiamati ad apprendere è quella che, come diceva Gandhi, la vita non è aspettare che passi la tempesta. Le difficoltà non si possono eludere. Piuttosto, dobbiamo imparare a danzare sotto la pioggia per sconfiggere insieme non solo la pandemia di Covid-19 ma anche quella più devastante dell’indifferenza e dell’egoismo. Una lezione senza la quale sarà impossibile combattere anche il Covid-19. Insieme possiamo farcela” conclude don Robert.

Laura Malandrino