Luca Giordano nasce a Napoli il 18 ottobre 1634. Appena ventenne, tra il 1654 e 1655, realizza due dipinti per la chiesa di San Pietro ad Aram e la pala del transetto della chiesa di Santa Brigida. Nei primi anni si muove nel solco di Jusepe Ribera, il maestro che gli resta dentro e che sarà come una guida per la sua vorace capacità di apprendimento, grazie alla quale assimila le esperienze di Tiziano, Lanfranco, Cortona e Rubens. Fondamentali i viaggi giovanili a Roma, Venezia e Firenze. Proprio a Firenze, Giordano mette a punto un progetto di decorazione illusionistica e continua degli spazi che a Napoli non aveva mai attecchito: nella cappella Corsini della chiesa del Carmine, e soprattutto negli affreschi di Palazzo Medici Riccardi.

Il decennio spagonolo

Le committenze per le maggiori chiese e per l’alta aristocrazia napoletana e spagnola aprono la strada al lungo soggiorno a Madrid, nell’ultimo decennio del ‘600. Resta in Spagna per circa dieci anni, lavorando con un’alacrità senza confronti e producendo una sterminata quantità di tele e di affreschi, tra residenze reali e chiese sotto l’alto patronato della Corona. Nel 1694, la consegna delle chiavi dello Studio del Palazzo da parte del Sovrano Carlo II lo consacra capo dei pittori della corte.

Gli ultimi anni napoletani

Giordano trascorre gli ultimi anni di vita a Napoli, lavorando per la Certosa di San Martino e per le chiese dei Girolamini e di Donnaregina. Muore nel 1705, all’età di 71 anni, ed è sepolto nella chiesa di Santa Brigida di Napoli.

Oltre Caravaggio

Luca Giordano è senz’altro il più grande pittore napoletano del ‘6oo, oltre che il più prolifico con migliaia di disegni, dipinti e affreschi al punto da guadagnarsi l’appellativo di “Luca fa presto”. È l’ultimo dei maestri napoletani da esportazione: da giovane soggiorna a Roma, dove osserva e disegna tutto, da Raffaello a Caravaggio, ma il suo sogno è eguagliare i maestri del Rinascimento veneto, Tiziano e Tintoretto passando per Veronese, che ha imparato ad amare attraverso Ribera e Mattia Preti. A Napoli è il primo a liquidare gli eroici furori della pittura caravaggesca con una scrittura spregiudicata e colorata. Insofferente dei limiti della cornice amplia la scelta dei soggetti che, tra gli amici del Caravaggio, si limitava a una rosa tutto sommato ristretta.

Da Rubens, Cortona e Bernini a Tiziano e Veronese

Giordano reinventa il barocco romano in una versione aggressiva e come scatenata: Rubens, Cortona e Bernini stanno sempre alle spalle. Ma si capisce che per saltar meglio ha preso la rincorsa lunga scegliendosi, tra i maestri, Tiziano e Veronese” affermano i curatori Stefano Causa e Patrizia Piscitello. Dalla fine degli anni Sessanta, Giordano riesce a farsi un nome sul mercato difficile e concorrenziale della città dei dogi.

Il successo oltre i confini del Regno

In seguito la fama di Giordano si espande così rapidamente oltre i confini del Vicereame spagnolo che il pittore è chiamato a Firenze, dove giunge per la prima volta nel 1682. Grazie ai suoi viaggi, Giordano diventa il pittore napoletano più importante e conosciuto, tanto che nel 1692 viene chiamato a dar prova del suo talento in Spagna, dove si fermerà per dieci anni. Sarà nominato pittore del re e realizzerà un’incredibile quantità di quadri e di affreschi. “Poco più che cinquantenne, un’età che per l’epoca era vecchiaia piena, si trasferisse in Spagna, diventando pittore di corte e decorando pareti su pareti tra Madrid e l’Escorial. Giordano diventa il maggiore pittore spagnolo tra Velazquez e Picasso” affermano i curatori.

Un artista del passato che incuriosisce i ricercatori moderni

Tutti i ricercatori moderni si sono interessati a Giordano. Roberto Longhi (1890-1970), lo ammirava molto, ha scritto su di lui alcune pagine fondamentali, ma la prima monografia importante su Luca Giordano arriva solo del 1966, ma già si compone di tre volumi. Giordano è stato studiato inoltre dai compianti Ferdinando Bologna (1925-2019) e Raffaello Causa (1923-1984). La mostra “Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura” offre un ulteriore contributo alla conoscenza dell’artista, restituendo alla virtuosità il suo prestigio e al grande artista napoletano il posto che gli spetta nell’universo dei pittori. Negli spazi espositivi della sala Causa, al Museo e Real Bosco di Capodimonte, sarà possibile ristudiare capolavori provenienti dalla pinacoteca stessa, insieme a opere delle principali raccolte italiane ed europee.

Giordano a tuttotondo

L’allestimento dell’architetto Roberto Cremascoli fa riprecipitare Giordano in un arredo barocco liberandolo dai vincoli di un museo moderno. Giordano si vedrà documentato nelle fasi salienti del suo lavoro che, per familiarizzarsi con il suo linguaggio proteiforme, è messo in dialogo con alcuni suoi maestri, dei compagni di strada e dei contemporanei che provarono a eguagliarne lo stile o, più saggiamente, se ne distanziarono come Jusepe de Ribera, Lanfranco, Pietro da Cortona, Mattia Preti, Micco Spadaro, Andrea e Lorenzo Vaccaro, Pacecco de Rosa, Giuseppe Recco, Giuseppe De Maria e altri. Alcuni dei più vividi riflessi di Giordano si ritroveranno in artisti a lui affini, che sperimentarono però tecniche diverse: dalla pittura su vetro alle ceramiche alle nature morte.