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Dalla Chiesa, tra lotta alla mafia e alle brigate rosse

Nasceva 100 anni fa, nel 1920, il Generale ucciso da Cosa Nostra il 3 settembre 1982 con trenta pallottole di kalashnikov, insieme alla moglie Emanuela Setti-Carraro

Una vita per l’Italia e per l’Arma. Un impegno al servizio della comunità e dei cittadini onesti contro la mafia e il terrorismo. Una lezione di attaccamento alle istituzioni e alla famiglia che si rafforza nel ricordo ancora oggi a cento anni dalla sua nascita, avvenuta il 27 settembre 1920. Ed è presso la Scuola Ufficiali Carabinieri, a Roma, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma Giovanni Nistri che viene ripercorsa la vita del prefetto di Palermo ucciso dalla mafia il 3 settembre 1982. Già da sottotenente, nel 1941, prende parte alla guerra in Montenegro.

L’impegno antifascista

Una vita, quella militare, che prosegue nei ranghi dei Carabinieri con l’assegnazione alla tenenza di San Benedetto del Tronto dove svolgerà servizio fino all’8 settembre 1943, data che segna una scelta ben precisa per centinaia di militari di ogni ordine e grado. Dalla Chiesa decide di combattere per l’Italia libera dal fascismo. Diventa responsabile delle trasmissioni radio clandestine di informazioni per gli americani e la fine del secondo conflitto mondiale si chiude per lui con una promozione e due croci al merito di guerra, tre campagne di guerra, una medaglia di benemerenza per i volontari della Seconda guerra mondiale e il distintivo della guerra di liberazione.

In Sicilia contro il banditismo

Pochi anni dopo e passa subito da un conflitto all’altro. Da giovane capitano Dalla Chiesa, piemontese di ferro, si trova catapultato in Sicilia. Sono gli anni del CFRB, il Comando Forze Repressione Banditismo, creato il 26 agosto del 1949 per dare un colpo al cuore alla malavita siciliana, ma soprattutto per stanare il bandito Salvatore Giuliano e la sua banda. Il capitano Dalla Chiesa alle dirette dipendenze del colonnello dei Carabinieri Ugo Luca, proveniente dal Servizio Informazioni Militari, con ai suoi ordini 27 ufficiali dei carabinieri e 16 della polizia, e 2000 uomini (1.500 carabinieri e 500 poliziotti).

Inizia la lotta alla mafia

L’isola che lo vede arrivare è stretta nella morsa della mafia. Sono gli anni in cui la Sicilia registra il rapimento e l’uccisione del sindacalista Placido Rizzotto per mano di Cosa Nostra, dell’omertà e della paura. In questo scenario il capitano Dalla Chiesa riesce insieme ai suoi colleghi a inchiodare tutti gli assassini di Rizzotto e a spedirli sotto processo che, però, si conclude con una serie di assoluzioni per insufficienza di prove.

L’allontanamento dall’isola

Da li a poco verrà trasferito e promosso: sarà aiutante maggiore della Legione e Capo ufficio OAIO (Ordinamento Addestramento Informazioni Operazioni) della IV brigata di Roma e poi della Legione di Torino. Infine reggerà i comandi del nucleo di polizia giudiziaria e del gruppo di Milano.

Il ritorno in Sicilia

Negli anni Sessanta Dalla Chiesa torna in Sicilia e per oltre sette anni, come colonnello, è al Comando della Legione di Palermo (1966-1973). Le “famiglie” mafiose puntano al controllo del territorio e l’organizzazione criminale deve essere ben strutturata ben gestire gli affari illeciti.

Il “censimento” delle famiglie mafiose

L’architettura della “famiglia” è fatta di uomini d’onore o soldati, comandati dai capidecina, guidati da un capo famiglia coadiuvato da un vice e da uno o più consiglieri. Più famiglie sono rette dai capi mandamento che siedono nella cupola o commissione provinciale. Una struttura davvero difficile da infiltrare ed estirpare. Tuttavia Dalla Chiesa, da grande investigatore qual è intuisce che per conoscere la struttura occorre proprio puntare sui legami e sugli intrecci familiari. Così nel 1966 le forze dell’ordine riescono ad avere un vero e proprio censimento degli uomini d’onore che si concluderà con l’arresto di 76 boss. Uomini come Frank Coppola (Frank Tre dita) e Gerlando Alberti furono arrestati e spediti al soggiorno obbligato.

1970, Dalla Chiesa alla Commissione antimafia

Ancora una volta, però, i processi, come viene spiegato nel sito dei Carabinieri, vanificheranno di nuovo la sua opera e un Dalla Chiesa più disilluso dichiarerà alla commissione antimafia riunita il 4 novembre 1970: “Siamo senza unghie, ecco; francamente, di fronte a questi personaggi, mentre nell’indagine normale, nella delinquenza, possiamo far fronte e abbiamo ottenuto anche dei risultati di rilievo, nei confronti del mafioso in quanto tale, in quanto inquadrato in un contesto particolare, è difficile per noi raggiungere le prove “.

La lotta vinta contro il terrorismo

Negli anni Settanta, però, è la lotta al terrorismo che chiamerà Dalla Chiesa, ormai promosso generale, in prima linea. Dall’ottobre 1973 al marzo 1977 comanda la Brigata di Torino. Arriveranno prestigiosi successi, celebrati dalla stampa nazionale ed internazionale, dopo l’arresto dei capi storici delle Brigate Rosse. Così il generale riesce a debellare il fenomeno terroristico in Italia.

Tra dedizione allo Stato e vita privata

Poi nel maggio 1977 assume l’incarico di coordinamento del servizio di sicurezza degli istituti di prevenzione e pena. Dal dicembre 1979 al dicembre 1981 comanda la prestigiosa Divisione Pastrengo a Milano per poi arrivare nel 1982 alla massima carica per un carabiniere: vice Comandante Generale dell’Arma. “Con le promozioni arrivano altre decorazioni – si legge nella biografia pubblicata nel sito dei Carabinieri -: croce d’oro per anzianità di servizio, medaglia d’oro di lungo comando, distintivo di ferita in servizio, una Medaglia d’Argento al Valor Militare, una di Bronzo al Valor Civile, 38 encomi solenni, una medaglia mauriziana. Al suo fianco compare, dopo la morte dell’amatissima moglie Dora Fabbo, una seconda moglie giovanissima e decisa: Emanuela Setti-Carraro. È un periodo durissimo, però il futuro sembra sorridergli”.

Dalla Chiesa Prefetto a Palermo

Poi il ritorno in Sicilia come Prefetto di Palermo: nel marzo 1982, il ministro degli Interni Virginio Rognoni, comunica a Dalla Chiesa la nuova nomina. Saranno cento giorni lunghissimi e di tensione per via della guerra di mafia in atto nel capoluogo siciliano.  Il generale chiede fatti e poteri veri, ma da Roma non arriva quanto richiesto. Nonostante questo Dalla Chiesa continua la sua azione di lotta alla criminalità organizzata che lo porterà in due successivi blitz a interrompere, con 10 arresti, il summit dei vincitori corleonesi a Villagrazia, mentre in via Messina Marine scopre una raffineria di eroina con una produzione di 50 chilogrammi a settimana.

La mappa del crimine

Nel giugno 1982 invia il rapporto dei 162, una vera mappa del crimine organizzato. Al vertice ci sono i Greco di Ciaculli, con attività a Tangeri e in Sud America. Per 20 giorni i magistrati tacciono poi spiccano 87 mandati di cattura e 18 arresti, ma restano latitanti una ventina dei più grossi tra cui Michele Greco, braccio violento di suo zio Totò Greco detto l’ingegnere. Poi segue un rapporto della Guardia di Finanza sul mondo delle false fatture e dei contributi pubblici finiti nelle tasche di noti esponenti di Palermo e Catania.

Al via le indagini sui contatti tra mafia e politica

Inoltre il generale rispolvera l’efficace arma delle indagini su comparati, parentele e amicizie: avvia un’indagine sui registri di battesimo e nozze per vedere quali politici abbiano presenziato a eventi di famiglie mafiose. Riesamina anche vecchie voci di pranzi di ex-ministri con potenti boss e, con dodici agenti della Guardia di Finanza, fa setacciare ben 3.000 patrimoni.

Trenta pallottole di Kalashnikov per fermare il Prefetto

Cosa Nostra però non ci sta e il 3 settembre 1982 con trenta pallottole di Kalashnikov
uccide Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti-Carraro mentre un altro killer uccide l’agente di scorta, Domenico Russo. Il generale tenta di proteggere la moglie col suo corpo, ma il killer spara prima a lei.

Intelligenza, coraggio e passione

La sua straordinaria testimonianza di dedizione e di servizio per lo Stato è stata ricordata a Saluzzo, sua città natale, ma anche a Roma in una tavola rotonda moderata da Virman Cusenza con il Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, generale di Divisione Giuseppe Governale, e il giornalista Andrea Galli, autore del volume “Dalla Chiesa. Storia del generale dei carabinieri che sconfisse il terrorismo e morì a Palermo ucciso dalla mafia”.

Dalla lezione di Dalla Chiesa, nuovi strumenti contro il crimine organizzato

Nel ripercorrere quelle pagine di storia, si è ricordato come dalle intuizioni del generale dalla Chiesa siano nate le strategie vincenti e le iniziative organizzative concrete che hanno portato a sconfiggere il terrorismo e ad affrontare la mafia con nuovi strumenti. Un momento intenso e significativo è stato quando intorno al tavolo si sono seduti i tre figli del Generale, Nando, Rita e Simona, per ricordare gli aspetti personali e familiari di colui che è arrivato a ricoprire la carica di Vice Comandante Generale dell’Arma. Aspetti personali che hanno dato lo spunto per presentare il volume “Il mio valzer con papà” di Rita Dalla Chiesa.
Vincenzo Grienti
Per conoscere di più la figura del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa 
http://www.carabinieri.it/arma/curiosita/non-tutti-sanno-che/d/dalla-chiesa-carlo-alberto