Il 16 settembre 2020 rimarrà una “giornata storica” per il Medio Oriente. La speranza per il mondo è che gli accordi firmati oggi possano davvero ricalcare gli accordi di Camp David del 17 settembre 1978 quando – dopo dodici giorni di negoziati segreti a Camp David – gli accordi portarono al Trattato di pace israelo-egiziano del 1979.

I protagonisti

A celebrare alla Casa Bianca la firma degli Accordi di Abramo da parte di Israele, Emirati arabi uniti e Bahrein, per la normalizzazione delle loro relazioni, questa volta è stato il presidente americano Donald Trump. Un obiettivo raggiunto grazie ai “leader visionari di questi tre Paesi”, ha detto Trump rivolgendosi al premier israeliano, Benjami Netanyahu, e ai ministri degli Esteri di Emirati e Bahrein, Abdullah bin Zayed Al-Nahyan e Abdullatif al-Zayani, arrivati a Washington per partecipare alla cerimonia.

Israele e Palestina, verso una nuova alba di pace

Siamo a un punto di svolta che annuncia una nuova alba di pace” che “finirà per espandersi fino a includere altri Stati arabi”, ha sottolineato il leader israeliano. Secondo lui, infatti, questa svolta “alla fine, potrà porre fine al conflitto arabo-israeliano, una volta per tutte”. “Sono qui per tendere una mano di pace e ricevere una mano di pace, stiamo assistendo a un cambiamento nel Medio Oriente che darà speranza al mondo intero”, gli ha risposto Al-Nahyan, ringraziando Netanyahu per “aver scelto la pace e aver fermato l’annessione dei Territori palestinesi”.

Il ministro del Bahrein

“Per troppo tempo, il Medio Oriente è stato frenato dal conflitto e dalla sfiducia, provocando indicibili distruzioni” e vanificando le speranze dei “più giovani” della regione. “Ora sono convinto che possiamo cambiare la situazione”, gli ha fatto eco il ministro del Bahrein, al-Zayani, lanciando un appello affinché si raggiunga la “soluzione dei due Stati”. Tutti e tre i leader hanno ringraziato Trump per la sua “ferma leadership” e “gli sforzi” della sua squadra per raggiungere l’intesa. Una volta firmati i documenti, grandi sorrisi e mani sul cuore, ma nessuna stretta di mano a causa dell’epidemia di coronavirus.

La reazione di Hamas

E mentre alla Casa Bianca si celebravano gli Accordi di Abramo, dalla Striscia di Gaza sono stati lanciati due razzi e sono risuonate le sirene ad Ashkelon e Ashdod; due i feriti lievi causati dalle schegge. “Gli accordi di normalizzazione tra Bahrein, Emirati e l’entità sionista non valgono la carta sulla quale sono scritti”, ha commentato un portavoce di Hamas, subito dopo il lancio dei missili, ribadendo che il popolo palestinese “continuerà la sua lotta fino a che non avrà ottenuto tutti i suoi diritti”.

La speranza di Gerusalemme

Gli accordi di Abramo sono stati annunciati dalla Casa Bianca con una nota congiunta il 13 agosto come una “svolta diplomatica storica che farà avanzare la pace” e al contempo “sbloccherà il grande potenziale nella regione”. La speranza di Washington, e di Gerusalemme, è che anche altri Paesi del Golfo possano seguire l’esempio degli Emirati Arabi. Tra questi, uno potrebbe essere l’Oman. A spingere il Golfo in questa direzione c’è la comune opposizione verso il nemico Iran e la sfida posta dall’atteggiamento sempre più aggressivo della Turchia di Recep Tayyip Erdogan nella regione.

Emirati Arabi, Bahrein e Israele verso la cooperazione economica

La settimana scorsa il ministro per l’Intelligence israeliano, Eli Cohen, ha stimato che “entro 3-5 anni l’interscambio (con gli Emirati) raggiungerà i 4 miliardi di dollari” annui; i settori interessati sono difesa, energia, salute, turismo, tecnologia e finanza. Il primo risultato concreto è arrivato ieri con la firma di un memorandum of understanding tra la Banca Nazionale di Dubai e la Banca Hapoalim israeliana; sempre alla vigilia della firma, il ministro dell’Industria e del Commercio del Bahrein, Zayed bin Rashid Al Zayani, e il ministro della Cooperazione regionale israeliano, Ofir Akunis, hanno discusso al telefono di cooperazione economica.