Home Cronaca Migranti: oltre le polemiche e la cronaca, l’appello della Chiesa siciliana ad...

Migranti: oltre le polemiche e la cronaca, l’appello della Chiesa siciliana ad agire seguendo l’esempio di Giorgio La Pira

Mentre prosegue il dibattito sull’ordinanza del Presidente della regione Sicilia Nello Musumeci che vorrebbe lo sgombero dei migranti dagli hot-spot e dai centri accoglienza siciliani entro le 24 dalla data della sua pubblicazione, la notte scorsa, questa mattina 62 migranti positivi al Covid-19 ospitati fino ad oggi all’hotspot di Pozzallo, in provincia di Ragusa, sono stati trasferiti.

A dare notizia del trasferimento è stato il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, spiegando che l’operazione di oggi è “il frutto di una collaborazione quotidiana, continua e riservata con il ministero dell’Interno e con la prefettura di Ragusa che testimonia come soltanto la sinergia istituzionale può portare a risultati celeri“. Il primo cittadino ha inoltre colto l’occasione per ribadire che la sua preoccupazione, esternata già in diverse occasione e su vari mezzi di comunicazione, riguarda proprio “questo particolare aspetto del problema immigrazione” e “non certamente la politica dell’accoglienza”, che continua ad essere una delle scelte etiche fondamentali dell’Amministrazione pozzallese.

Tuttavia, il sindaco non nasconde che esistono problemi nella gestione dei flussi migratori, e per questo ribadisce la necessità che il presidente Conte dia la massima priorità alla questione, coinvolgendo il governo nella sua interezza, prendendo visione diretta delle difficoltà esistenti nei comuni interessati dal fenomeno, magari ascoltando i sindaci e le autorità locali che hanno una visione diretta e completa del problema.

Un forte appello a “restare umani” viene poi dalla Chiesa siciliana che attraverso il vescovo Antonio Staglianò, Delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per le migrazioni, dice “no a provvedimenti contro i migranti nella logica del capro espiatorio”.

Le prove possono indurire o temprare”, scriveva in tempi difficili Etty Hillesum, ricorda il vescovo. “Vale per l’esperienza del Covid e del dopo-Covid, di questo tempo ambivalente: al rigore con cui abbiamo arginato il pericolo, è subentrata tanta incertezza e oscillazione nei comportamenti e nei provvedimenti a tutti i livelli. E questo forse potrebbe spiegare atteggiamenti irrazionali quale quello di attribuire colpe individuando un capro espiatorio, come possono essere i migranti, quando in questo momento il pericolo vero è un movimento incontrollato, e forse poco controllabile, a motivo del turismo e della movida. Spiegare, ma non giustificare! Ancor più non si giustifica un agire di alcuni politici, tendente a usare la paura per un facile, immediato, consenso: chi governa deve piuttosto aiutare la comunità a fronteggiare pericoli e paure con senso di grande prudenza e proporre soluzioni ispirate ai grandi valori della nostra Costituzione” sottolinea Staglianò.

Per questo “preoccupa e non appare accettabile, dal punto di vista razionale ed evangelico, quanto si prevede con l’ordinanza 33 del 22 agosto emanata dal presidente della Regione Sicilia, onorevole Musumeci, con cui si semplifica la complessità dei problemi relativi al Covid individuando la loro soluzione nella chiusura ai migranti e rischiando uno scontro tra istituzioni, che solo può disorientare e accrescere un clima emotivo e superficiale, ‘indurito’ e non ‘temprato’ dalla prova – scrive il vescovo -. Chiediamo allora in tanti, credenti e uomini di buona volontà, vie e provvedimenti che permettano alla politica di essere l’arte del bene comune. Ricordiamo che l’uomo, ancor più l’uomo debole come il migrante e il povero, deve restare ‘fine’ e mai essere ridotto a ‘mezzo’. Si torni a ragionare e a operare su tutti i fronti per salvaguardare sicurezza e solidarietà con sano realismo e custodia dei grandi valori che ci fanno restare umani“.

Come ribadisce Staglianòi migranti sono persone, per i credenti sono una visita di Dio, tanto quanto lo sono i poveri del nostro territorio e la gente che in questo momento soffre per la mancanza di lavoro e di speranza. La vera sicurezza, insieme a un’attenzione sanitaria che attivi misure preventive a tutti i livelli e regole che possano arginare assembramenti non controllabili, è dare a poveri e migranti dignità e percorsi di integrazione, operando per l’emersione di ogni forma di sfruttamento, e questo previene anche reali pericoli sanitari, e non solo“.

La Sicilia, lo abbiamo ricordato da anni noi vescovi di questa adorabile regione, per posizione geografica e per vocazione, è terra di ospitalità e di incontro. Il nostro tempo per altro ha portato a compimento i processi di globalizzazione, per cui è impossibile fermare i movimenti migratori”.

Da qui l’urgenza di “non fermarsi a un cattolicesimo convenzionale” fatto di devozioni superficiali, ma di “seguire sul serio, sentimenti di compassione e passi di fraternità, come testimoniano i percorsi delle Caritas e degli uffici Migrantes verso tutti i poveri, senza distinzione tra vicini e lontani”. E da qui l’appello di Staglianò ad impegnarsi “insieme a rigenerare i nostri territori nella solidarietà e nella giustizia e, nel mondo, a fermare le guerre, a gettare ponti tra le nazioni e i popoli, sull’esempio di un politico esemplare, figlio della nostra terra, come il pozzallese Giorgio La Pira, che amava ricordare come la storia va verso un futuro di pace e di giustizia a cui siamo chiamati insieme”.