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Meeting di Rimini. Draghi: il coraggio di cambiare

Nulla sarà più come prima, per questo bisogna avere il coraggio di cambiare. Il primo passo è l’istruzione. Le regole Ue torneranno o forse no ma una cosa è certa, i sussidi non bastano, serve speranza. A dirlo è Mario Draghi, economista e presidente della Banca Centrale Europea da novembre 2011 a novembre 2019 in apertura del Meeting di Rimini (18 – 23 agosto 2020). Già governatore della Banca d’Italia dal 2006 al 2011, Draghi – che nel suo discorso cita per ben due volte l’economista Keynes – innanzitutto ricorda come “12 anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace. Abbiamo poi avuto in Europa una seconda recessione e un’ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell’euro e la pesante minaccia della depressione e della deflazione. Superammo tutto ciò”.

Ma proprio quando la fiducia sembrava ” tornare a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti “.

“In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti – dice Draghi-. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”. Un monito importante quello dell’economista che, dal palco di Rimini, richiama la società nel suo complesso a raccogliere “tutte le proprie energie” e a “cercare la strada della ricostruzione”.

Nell’attesa di un vaccino che non si sa quando potrebbe arrivare “alcuni ritengono che tutto tornerà come prima, altri vedono l’inizio di un profondo cambiamento” dice Draghi sottolineando la necessità di dover “accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio” di dover “adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche”.

Quello che viene dall’ex presidente della Bce è soprattutto un messaggio di natura etica “per affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione e insieme affermare i valori e gli obiettivi su cui vogliamo ricostruire le nostre società, le nostre economie in Italia e in Europa”.

La pandemia ha costretto per mesi alla chiusura di interi settori delle nostre economie; ha portato ad un aumento drammatico del numero di disoccupati, alla chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento, aumentando le diseguaglianze. Da qui il timore “di una distruzione del capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale” spiega Draghi secondo il quale i governi sono intervenuti correttamente con misure straordinarie a sostegno  dell’occupazione e del reddito. Citando John Maynard Keynes, l’economista più influente del XX secolo Draghi infatti ricorda che “When facts change, I change my mind. What do you do sir?” (Trad. Quando i fatti cambiano, io cambio il mio pensiero. Cosa puoi fare?)

Come ricorda l’ex presidente della Bce “si è evitato che la recessione si trasformasse in  una prolungata depressione. Ma l’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre”. Per questo, più che mai “ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire”. E “il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente – dice Draghi –. Occorre pensarci subito. Ci deve essere di ispirazione l’esempio di coloro che ricostruirono il mondo, l’Europa, l’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi ai leader che, ispirati da J.M. Keynes, si riunirono a Bretton Woods nel 1944 per la creazione del Fondo Monetario Internazionale, si pensi a De Gasperi, che nel 1943 scriveva la sua visione della futura democrazia italiana e a tanti altri che in Italia, in Europa, nel mondo immaginavano e preparavano il dopoguerra. La loro riflessione sul futuro iniziò ben prima che la guerra finisse, e produsse nei suoi principi fondamentali l’ordinamento mondiale ed europeo che abbiamo conosciuto”.

Serve il ritorno alla crescita, “una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona”. Il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche, infatti, “sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società; a cominciare da un sistema sanitario dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa”.

La digitalizzazione, accelerata dalla pandemia, è sicuramente “destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società – spiega Draghi -. Ma vi è un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani”.

A maggior ragione che “la partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento. Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l’incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all’educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l’incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio”. Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e “dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani – sottolinea l’economista -. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”. Inoltre, “la costruzione del futuro, perché le sue fondazioni non poggino sulla sabbia, non può che vedere coinvolta tutta la società che deve riconoscersi nelle scelte fatte perché non siano in futuro facilmente reversibili”.

“Trasparenza e condivisione sono sempre state essenziali per la credibilità dell’azione di governo; lo sono specialmente oggi quando la discrezionalità che spesso caratterizza l’emergenza si accompagna a scelte destinate a proiettare i loro effetti negli anni a venire” ammonisce l’ex presidente della Bce. Una affermazione collettiva dei valori che ci tengono insieme e una visione comune del futuro che vogliamo costruire, da ritrovare sia a livello nazionale, sia a livello europeo.

“La pandemia ha severamente provato la coesione sociale a livello globale e resuscitato tensioni anche tra i Paesi europei – spiega – ma da questa crisi l’Europa può uscire rafforzata. L’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria. Il fondo per la generazione futura (Next Generation EU) arricchisce gli strumenti della politica europea. Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un Ministero del Tesoro comunitario la cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo”.

L’analisi dell’economista è lucida e tutt’altro che retorica. “Non dobbiamo dimenticare – dice – le circostanze che sono state all’origine di questo passo avanti per l’Europa: la solidarietà che sarebbe dovuta essere spontanea, è stata il frutto di negoziati”, perciò “questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale. Allora non si potrà più, come sostenuto da taluni, dire che i mutamenti avvenuti a causa della pandemia sono temporanei. Potremo bensì considerare la ricostruzione delle economie europee veramente come un’impresa condivisa da tutti gli europei, un’occasione per disegnare un futuro comune, come abbiamo fatto tante volte in passato”.

Infine, a rimarcarne l’importanza, Draghi conclude il suo discorso invitando ancora una volta a “essere vicini ai giovani investendo nella loro preparazione. Solo allora, con la buona coscienza di chi assolve al proprio compito, potremo ricordare ai più giovani che il miglior modo per ritrovare la direzione del presente è disegnare il tuo futuro”.