Home Attualità L’associazione nazionale pedagogisti italiani: alla scuola del Covid-19 serve una nuova didattica

L’associazione nazionale pedagogisti italiani: alla scuola del Covid-19 serve una nuova didattica

Non solo nuovi banchi e nuove sedie. Alla scuola del Covid-19 serve soprattutto una nuova didattica. A dirlo a Venti4Magazine.it sono i vertici dell’Associazione nazionale pedagogisti italiani.
Il ritorno in classe è oramai confermato per tutti gli studenti italiani il 14 settembre, eppure continuano le preoccupazioni di dirigenti scolastici, insegnanti e famiglie, per le modalità concrete ancora incerte che nello specifico caratterizzeranno il rientro di bambini e ragazzi nei singoli istituti, di ogni ordine e grado.
La scuola del Covid-19, insomma, si presenta come una scatola chiusa, al cui interno si temono brutte sorprese. Per chiarire qualche dubbio, o almeno per provare a comprendere la natura delle difficoltà che ci troveremo ad affrontare al suono della campanella, Venti4Magazine.it ha rivolto alcune domande alla Presidente nazionale dell’Anpe (Associazione nazionale pedagogisti italiani) Maria Angela Grassi – pedagogista, psicologa e pubblicista – e alla Presidente regionale dell’Anpe Lazio-Abruzzo Monica Lecchini – pedagogista, mediatore familiare e docente di scuola primaria.

1. Secondo voi, la nuova organizzazione degli spazi e della logistica in classe influenzerà la didattica? Perché? Se si, in che modo?

Come professionisti che si occupano di educazione e di formazione, siamo convinti che la qualità degli spazi vada di pari passo con la qualità degli apprendimenti, nella prospettiva attraverso la quale Loris Malaguzzi ha definito lo spazio come “terzo educatore” (Malaguzzi, 2010).
Il tema dell’ambiente inteso come spazio è un elemento fondamentale nella definizione del progetto educativo che si intende realizzare. Secondo una teoria socio-costruttivista dell’apprendimento le strutture, la scelta dei materiali e il modo in cui vengono messi a disposizione dei bambini e dei ragazzi costituiscono un invito all’esplorazione e alla comunicazione con l’ambiente e tra le persone presenti nello spazio educativo. Poiché lo sviluppo sociale è visto come parte integrante dello sviluppo cognitivo, lo spazio deve essere progettato e predisposto per garantire che tutti si sentano a loro agio. Proprio per questo sarebbe fondamentale che ci fosse una collaborazione tra chi, come architetti e ingegneri, progetta gli edifici scolastici e i pedagogisti.
Le aule, i laboratori, i corridoi, la forma dell’edificio, il contesto in cui è collocato, i colori delle pareti, la qualità dell’illuminazione, gli arredi, i materiali didattici: tutto questo crea l’ambiente in cui i bambini e i ragazzi apprendono, fanno esperienze, entrano in relazione con gli altri.
Le norme di sicurezza relative al distanziamento, dunque, influenzeranno inevitabilmente il modo di fare scuola. Per esempio, nella nuova predisposizione dello spazio classe, il docente che prediligeva la vicinanza con i suoi allievi dovrà ora mantenere una rigorosa posizione distanziata ma allo stesso tempo prossima a chi ne richiede l’aiuto. Poi si dovrà tenere presente il mantenimento della distanza anche per quelle attività che richiedevano la formazione di piccoli gruppi di lavoro all’interno della classe e, per chi ama cambiare la disposizione dei banchi in base all’attività didattica che si propone, questo è un bel problema. Anche lo spostamento quotidiano di materiale scolastico come libri, quaderni e quant’altro, non igienizzato, dovrebbe esser rivisto nell’ottica di dar vita, finalmente, a una scuola “senza zaino”. Non ultima è poi tutta la considerazione su come gestire al meglio la relazione con gli alunni che presentano bisogni educativi speciali o disabilità. Con loro da sempre si è lavorato per costruire un rapporto di vicinanza che si concretizza, soprattutto nei gradi scolastici iniziali quali la scuola dell’infanzia e primaria, nell’uso di una prossemica fatta di una comunicazione corporea efficace ricca di significato, di contatto oculare, di ritmo e timbro di voce. Certamente gli insegnanti saranno chiamati a reinventare quotidianamente la didattica affinché sia interessante e stimolante per ogni alunno seppur mantenendo il dovuto distanziamento.

2. L’approccio pedagogico prevede la presa in carico dell’alunno nella sua totalità: esigenze affettive, cognitive e psicomotorie. Le barriere imposte dal Covid-19 quanto complicano il lavoro degli insegnanti chiamati a costruire una scuola “su misura”?

Certamente le barriere imposte dal Covid-19 complicheranno il lavoro degli insegnanti, ai quali peraltro viene chiesto di costruire una scuola “su misura”, ma anche quello dei dirigenti scolastici. Le misure adottate per evitare il contagio, che prevedono il distanziamento fisico, avranno un impatto sulla socializzazione e sulla relazione educativa, quindi sulla didattica: sarà più difficile soddisfare tutte le esigenze affettive, cognitive e psicomotorie degli alunni/studenti e, proprio per questo, sarà necessario modificare le metodologie utilizzate in precedenza.
Costruire una “scuola su misura”, tuttavia, rimane la sfida principale di ogni insegnante che ha scelto e crede in questa professione, anche in tempo di pandemia. Per questo motivo è importante sottolineare che il distanziamento va inteso esclusivamente nel senso di evitare il contatto e il contagio epidemiologico, non certo nell’innalzare barriere che possano pregiudicare l’ascolto, l’aiuto e la comprensione dell’alunno. È solo attivando una positiva relazione tra discente e docente, infatti, che si può innescare l’apprendimento.

3. Quali competenze particolari dovranno mettere in campo i dirigenti scolastici e gli insegnanti per far fronte alle esigenze degli alunni nella “nuova” scuola?

Sull’argomento, in questi mesi, si è sviluppato un ampio dibattito che ha evidenziato non solo l’assenza di specialisti dell’educazione e della formazione nei vari gruppi di esperti chiamati a fronteggiare l’emergenza sanitaria, ma ha anche dimostrato come nel nostro Paese sia diffusa l’idea nella cultura dominante e soprattutto nella classe politica, che di educazione ne possano parlare tutti con competenza, anche coloro che non hanno acquisito un titolo di studio specifico per farlo. A questo punto allora viene legittimamente da chiedersi come mai continuino ad esistere corsi di laurea magistrale in discipline pedagogiche.
La riflessione, volutamente provocatoria, è per sottolineare l’importanza che dirigenti scolastici, insegnanti e personale della scuola tutto, ma anche alunni e genitori, siano accompagnati verso il cambiamento, reso necessario dall’attuale situazione sanitaria, da personale competente: i pedagogisti, appunto. Un contributo fondamentale, quello di questa categoria di professionisti, perché in qualità di esperti dei processi educativi e formativi sono in grado di favorire un reale cambiamento della scuola, che ad oggi appare esclusivamente strutturale.
Nella “nuova” scuola, infatti, ci sarà molto da fare. I dirigenti scolastici dovranno agire non solo organizzando in modo funzionale i tempi e gli spazi per garantire luoghi di sicurezza sanitaria al personale scolastico, alle famiglie e agli alunni, ma anche ambienti di apprendimento stimolanti per esempio, aprendo la scuola alle altre agenzie educative presenti sul territorio circostante (associazioni, musei, teatri, palestre, cinema, biblioteche …). Di conseguenza, anche gli insegnanti sono chiamati a rinnovare il loro modo di insegnare, facendo tesoro delle tecnologie messe in campo durante il lockdown. Le competenze tecnologiche che i docenti hanno dovuto acquisire e utilizzare nel lungo periodo della sospensione dell’attività didattica non dovrebbero essere dimenticate. Piuttosto andrebbero messe al servizio per creare una didattica più attuale e vicina al linguaggio della “generazione digitale”, mentre nel caso specifico della didattica a distanza – che sicuramente non è favorevole all’apprendimento e non può sostituire in alcun modo la didattica in presenza – potrebbe tuttavia essere utile nelle situazioni di lunghe assenze dalle lezioni di alcuni alunni, per motivi di salute per esempio.

4. Di norma, affinché la lezione didattica risulti scientificamente efficace è necessario che gli elementi che la costituiscono (responsabilità del docente, del discente e delle famiglie, e del contenuto) siano in armonia tra loro. Quale contributo saranno chiamate a dare le famiglie in particolare in questa “nuova” situazione?

Gli ingredienti che costituiscono il successo scolastico sono molteplici e tra questi un posto importante ha la gestione del rapporto tra scuola e famiglia che si concretizza nel “Patto di corresponsabilità educativa” che è il documento dove vengono declinati i principi e i comportamenti che scuola, famiglia e alunni/studenti si impegnano reciprocamente a rispettare. In questa “nuova” situazione le famiglie assumono un ruolo ancora più importante perché sono chiamate a potenziare il controllo sanitario verso i propri figli per evitare la diffusione del contagio da Covid-19. Per il resto rimane implicito il mantenimento del loro contributo di affiancare e sostenere il lavoro dei docenti per una crescita armoniosa del discente sotto ogni aspetto. Questo significa che, nel rispetto della peculiarità dei singoli ruoli, la scuola e la famiglia devono proseguire ad agire condividendo la finalità di crescere i cittadini del domani ponendo l’accento sia sulle singole inclinazioni sia mirando alla realizzazione di ciascuno.

5. Il momento più atteso e amato dai bambini nel corso della giornata scolastica è la ricreazione, quando sono liberi di relazionarsi e di giocare in autonomia, senza un ruolo attivo dell’insegnante che faccia da mediatore tra di loro. Come si potrà gestire questo momento nel rispetto delle norme anti Covid-19? Qualche suggerimento per alunni e insegnanti per una ricreazione in sicurezza ma nello stesso tempo ricreativa e rilassante?

La ricreazione, come lo stesso termine ci suggerisce, è un momento rigenerante per i bambini e i ragazzi. Molto importante, perché gli alunni possono parlare e relazionarsi liberamente, sebbene sempre sotto la vigilanza dell’insegnante dato che gli episodi di bullismo, di sopraffazione, di isolamento sociale e di incidenti, avvengono per lo più proprio durante la ricreazione.
Nella “nuova” scuola del Covid-19, anche la ricreazione dovrà essere ripensata, sulla base di un ruolo più attivo dell’insegnante. Soprattutto per i bambini della primaria, abituati a viverla come uno spazio di grande libertà magari all’aperto, in cortili o giardini, è necessario fare attenzione affinché non diventi un momento di frustrazione o di pericolo contagio.
Per evitare questo, si possono dare dei suggerimenti affinché la ricreazione continui ad essere un momento piacevole: per esempio, nel rispetto delle norme di sicurezza Covid–19, si potrebbe permettere agli alunni di giocare partite con giochi da tavolo (scacchi, tris, battaglia navale, paroliere, etc…) magari costruiti da soli e con materiale di recupero. Così facendo, oltre a condividere le regole e strategie di un gioco, si abituerebbero gli alunni a gestire la sfera sociale confrontandosi con le emozioni legate alla sconfitta o alla vittoria.